Enrico teme che a causa di internet spariscano giornali e libri.

Le nuove tecnologie migliorano la propagazione delle idee, facilitandone la proliferazione. La scrittura è andata oltre la trasmissione orale, la stampa è andata oltre la scrittura, internet va oltre la scrittura. Niente può inibire la voglia di diffondersi delle idee.

Poi, io provo diletto a scrivere a mano una lettera ad un amico. Nessuno mi impedisce di provare questo piacere. Spero soprattutto di scrivere cose buone per il mio amico, il fatto che le scriva con penna e inchiostro è un fatto superficiale, per quanto un piacere che faccio certamente bene a concedermi.

Adoro leggere libri. Sono circondato da libri, anche se vi proliferano gli acari che mi peggiorano l’asma. Li amo per gli stessi motivi che descrive Enrico. Credo che dureranno ancora a lungo perché sono molto comodi e talvolta belli ma non dureranno all’infinito. Forse chi era abituato alle tavolette cerate ha detestato i primi papiri …

La cosa importante è che esistano modi appropriati per lasciar circolare le idee e che le menti siano aperte per riceverle e renderle.

Anche quello del giornale può essere un piacere, però è un piacere assai rovinato dal giornalismo fazioso e servo del potere (qualsiasi potere), come Enrico stesso rivela nell’altro suo interessane post sul Giornalismo italiano. Tornare a casa con un giornale può essere un piacere ma dover tornare con un pacco di giornali perché uno solo non basta per capire cosa stia succedendo diventa un lavoro, o una sgradevole schiavitù. Allora meglio internet che mi consente di svolazzare con minor spreco da una voce all’altra.

È sempre stato così il giornalismo? Anche lasciando perdere l’Italia, che fa poco testo, la domanda è lecita. Come ho ricordato in un post precedente già Balzac aveva dei dubbi …

Annunci