Vorrei approfondire un attimo alcune riflessioni emerse da un post di Elisa.

La curiosità del ragazzo nella norma deve essere stimolata dall’esterno in modo che lo stimolo si trasformi in mezzo di nuovo apprendimento.

Non sono d’accordo. Hai mai osservato bene un bambino giocare?

Uno dei problemi conclamati della scuola è che soffoca proprio quella curiosità così spontanea nei bambini. Chunque si occupi di scienza dell’educazione ti confermerà questo fatto, più o meno.

Se la scuola fosse così cruciale nel generare curiosità, mi spiegate da dove l’ha presa quell’enorme schiera di autodidatti di tutti i tempi e di artisti e autori pre-ottocento?

L’istruzione genera il dubbio e il dubbio la conoscenza.

No no, magari fosse così. L’istruzione, proprio in quanto tale, genera certezze e in quanto, a loro volta tali, false certezze, perché la vita reale non contempla certezze. L’istruzione va bene per fare l’impiegato (e forse non bene) ma non per vivere e non per qualsiasi attività creativa o immaginativa, come quella del medico, il quale oltre a sapere cose deve sapere pensare bene.

L’istruzione di massa, categorizzata, gerarchizzata è nata perché funzionale al meccanismo economico della società e questo va anche bene, ma la formazione è un’altra cosa ben più ampia e la scuola non la dà.

Incidentalmente, questa istruzione non produce buoni medici. Il fatto che ogni tanto venga fuori un premio nobel non significa nulla socialmente parlando. E’ utile solo a livello mediatico e non bilancia il fatto che a livello di massa questa istruzione non produce buoni medici.

Alcuni diverranno buoni con il tempo se hannno doti interiori e se hanno la fortuna di fare buone esperienze, per esempio trovare un maestro. Altri diverranno medici mediocri. Ne ho conosciuti tantissimi, tutti molto istruiti ma sfortunatamente troppo poco “intelligenti” per essere buoni medici, troppo poco “formati”. Ho in mente fin troppi episodi tragici.

Per quanto concerne il maestro, non ha nessun senso andare a cercare il maestro nella rete o in qualsivoglia strumento, in quanto tale.

Il maestro è sempre un uomo e la relazione maestro-giovane è sempre una relazione profondamente umana. Vai a vedere la mia recente lettera al mio professore di scienze.

La relazione col maestro è reale in quanto relazione di pensiero e di anima. In questo periodo sto leggendo un libro di Fritjof Capra dietro l’altro e da diversi anni leggo tutto quello che posso di Giacomo Leopardi, tanto per fare due soli esempi per me molto importanti. Ebbene, per ovvi motivi, non conosco fisicamente queste due persone ma sono due miei maestri che amo profondamente, li sento vivere in me. Posso scoprire e leggere un loro testo su di un libro, su una pagina Internet o su un messaggio sul telefono, poco importa, è il loro pensiero che me li fa amare.

Internet è un mero potenziatore di relazioni umane.

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