@Matteo: Anche lei infatti sarà stato sicuramente scolarizzato. 🙂

Non molto. Ho studiato poco di quello che dovevo e spesso male. Studiavo solo quello che mi piaceva e spesso non era roba di scuola. Io a scuola sono stato piuttosto male. Non mi sono mai sentito all’altezza di quello che si aspettavano da me. Poi ho capito, tardi, che non ero adatto a quel tipo di comunicazione. Soffocavo quindi e reagivo con aggressività e disprezzo. Un’esperienza formativa? Non te lo saprei proprio dire.

Le cose che mi sono servite nel mio lavoro successivo le ho imparate quasi tutte dopo.

I mie figli? Sì, sono andati in una scuola pubblica perché i genitori non possono sostituirsi al mondo,  credo che non debbano. Tuttavia rivivere la scuola attraverso ciò che hanno fatto per me è stata una grande sofferenza. Vedere tutto il lavoro che la scuola obbliga a fare per me è terribile. Non serve, distrugge la creatività, omologa e, visto il clima che si vive di fatto a scuola (fogliolini, sotterfugi), è terribilmente non formativo: educa ad una trita competitività e ad un deleterio servilismo. Non esistono occasioni e tempo per educare il pensiero ed il cimento personale.

@Giacomo: Una persona che nemmeno si definisce, o cerca di apparire, colta e educata; sarà una persona che mai si evolverà dalla propria condizione.

Cercare di apparire qualcosa è la via per la superficialità. La conoscenza e la pienezza di vita possono essere alimentate solo dallo stupore e la passione per la realizzazione di un ideale. Nessuna donna o uomo ha mai conosciuto niente cercando di apparire qualcosa.

Vai a vedere le biografie dei grandi e troverai quasi sempre grande semplicità e umiltà. Michelangelo Buonarroti scrisse ad un nipote:

” … sono solo un pover’uomo …”

L’aristocrazia è un concetto assolutamente deleterio che evoca diritti acquisiti per semplice appartenenza.

Il grande è tale solo in virtù di

  1. stupore
  2. passione
  3. perseveranza

Il resto è roba da commercianti o arrivisti che nessuno ricorderà.

@Alessandro

Non esuliamo dalla natura, ma ne facciamo parte in modo diverso (e non migliore, ovviamente) da altre specie (che a loro volta ne fanno parte in modo diverso dal nostro, mi pare ovvio).

In modo diverso? Molto meno di quanto sembra, magari solo in quanto osservatori coscienti. Una mera questione di sistema di riferimento.

@Lorenzo

io non dico che bisogna solo imparare a memoria; se mi dice che il medico ha bisogno di altro, che non c’è solo lo studio, sono d’accordo; dico che secondo me non bisogna sacrificare l’imparare a memoria per il presunto bene delle capacità di ragionamento – e sottolineo: presunto. Come si fa a fare i collegamenti se non si ha la materia prima con cui farli? Prima di collegare due concetti, li devo conoscere, e anche bene; non basta sapere che sono scritti da qualche parte, secondo me.

Visione ottocentesca troppo semplificata. La materia prima non è fatta di “cose”. La mente non è un computer con un hard disk sul quale prima si copia il sistema operativo e poi si carica nella ram. La conoscenza è una cosa che *cresce* nella mente nutrendosi in modo equilibrato di nozioni e sperimentazioni. La mente si è evoluta così nei precedenti 30000 anni.

Poi, che la maggior parte di noi ha vissuto con i foglietti è un altro discorso che, ha ragione, è tipicamente italiano, perché all’estero quando uno studente vede due che copiano, SI ALZA e DICE: “oh, loro copiano”. Da noi se ti azzardi a dirlo sei un giuda…

Orribile. Lo fanno non per paura del delatore – il delatore è una figura umanamente schifosa – lo fanno perché capiscono che è dannoso per loro stessi fare così. Una cosa assolutamente diversa.

Il mio non è un voler ridurre l’apprendimento ad una questione di copio-non copio; spero che capisca che io (forse sono scolarizzato?) voglio solo salvaguardare il sistema: vado all’esame per dimostrare che ho imparato qualcosa, che conosco.

Conoscere è ben più  (enormemente di più e completamente diverso) di avere imparato qualcosa.

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