Dinorah (IUL) racconta di un esperimento in una scuola australiana dove si consente di consultare il “mondo esterno” durante l’esecuzione di compiti in classe.

Condivido completamente lo spirito di quella sperimentazione che per me non lo è più da molti anni, per quanto concerne i quiz di informatica.

Gli studenti dei corsi di laurea della facoltà di medicina in Italia sono sottoposti ad un tour de force mnemonico. Hanno pochissime occasioni per fare attività pratica (questo soprattutto gli studenti di medicina), pochissime occasioni per riflettere e pochissime occasioni per cimentarsi nella soluzione di problemi. Tutto questo per professioni eminentemente pratiche e piene zeppe di procedure e problemi da risolvere.

Io mi trovo a fare loro informatica e mi sembra privo di senso infliggere loro l’ennesima sequela di nozioncine da rammentare in un quiz. Nella vita reale, specialmente per quanto riguarda le capacità “informatiche” i problemi si risolvono cercando e documentadosi piuttosto che ricordando a memoria. Del resto, ricordare una procedura a memoria oggi è quasi sicuramente inutile fra un anno, quindi una prova che richiedesse la memorizzazione di tale procedura sarebbe semplicemente stupida.

Questo è il motivo per cui quando i miei studenti fanno un quiz, oramai solo quelli che non riesco ad estrarre dalla “zoccolo duro” degli affezionati alle pratiche scolastiche, no possono ma devono cercare nei loro appunti e in internet perché questo è la capacità richiesta nella vita reale nelle odierne condizioni di quantità di informazioni e mutevolezza delle medesime.

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