Nel blog denso e divertente di Egocentricamente (Terapia della Neuro, della Psicomotricità e dell’età Evolutiva), le considerazioni di Stephen Downes sul tema delle connessioni sono sviluppate in modo interessante.

Una nota su seguire il flusso. Certo che è faticoso, del resto fare le cose sul serio sforzandosi di entrare in risonanza con il mondo esterno è sempre faticoso ma estremamente appagante quando ci si riesce, anche solo un po’. Tu ti concentri su ciò che succede in un gruppo ma forse si può assumere una prospettiva ancora più ampia, al di là di qualsiasi comunità. Voglio dire che la questione di seguire il flusso non si pone solo all’interno di una singola comunità. Seguire il flusso significa anche navigare cercando le comunità entro le quali si ha più probabilità di essere utili ed al tempo stesso ricevere qualcosa. Significa creare connessioni fra comunità.

Imparare ad essere veramente liberi nella rete. È una cosa che dobbiamo imparare a fare e che non è affatto così semplice.

A ben vedere, come al solito, seguire il flusso non è nemmeno poi un concetto proprio peculiare della rete ma è un fatto del mondo. Seguire il flusso significa individuare quelle parti di mondo, quelle attività, quei contesti nei quali possiamo pensare di essere di qualche utilità. Significa imparare ad accordare i suoni prodotti dalla nostra mente con le percezioni che abbiamo del mondo esterno.  Significa non vivere a testa bassa.

La rete è solo un potentissimo amplificatore delle nostre possibilità di connessione, ma solo questo.

Altra nota su essere connessi. Si certo, avere la via di fuga, che poi vuol dire avere un proprio territorio privato di sicurezza. Certo. Ma senza connessioni noi non esistiamo. Noi esistiamo grazie al riflesso di noi che riceviamo attraverso le nostre connessioni, off e on line.

Inoltre ritengo importante mantenere il contatto con il reale perchè esso è fatto di quei linguaggi altrettanto importanti di quello verbale ma che non sono verbali e che fanno parte del nostro bagaglio evolutivo da salvaguardare.

Ci mancherebbbe. Colui che sostituisce all’esistenza reale quella virtuale perde il reale potenziale del virtuale che è quello di migliorare la vita reale. È tutta questione di obiettivi veri che sono a monte del reale e del virtuale. Verissimo: il linguaggio verbale, ancorché straordinario strumento di comunicazione non è sufficiente a codificare e trasmettere conoscenze e percezioni. C’è ben altro.

E infine essere se stessi. Sono davvero contento che tu abbia messo in evidenza il valore della lentezza

Grazie alle connessioni e al “contatto” con gli altri io ho trovato la motivazione personale e la strada che volevo seguire, ma non è stato un processo immediato tutt’altro, è stato abbastanza lungo; è stato diverso anche il processo decisionale: non più come avrei fatto un tempo, mettendo da una parte tutti i pro e dall’altra tutti i contro, ma in modo più fluido come fare un clic su un link che ti apre una pagina che tu non avevi considerato e che ti cambia la prospettiva.

Si tende ad associare superficialità e velocità alla vita online. Un assunto banale e fuorviante. Online si può coltivare una ricca rete di connnessioni profonde. Il processo di coltivare, come quelli di allevare o formare, sono processi lenti e lo saranno sempre. Sono i processi inerenti alla vita e al nostro modo di esistere su questo pianeta. La propria rete di connessioni è una cosa che si può coltivare con attenzione, tenacia, amore anche utlizzando tecnologie veloci e ridondanti. Si possono aver ricompense straordinarie.

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